Il territorio  comprensoriale comprende  i Comuni di Modica, Scicli, Pozzallo, Ispica. Possiede “grandi potenzialità e vocazioni ed è reso omogeneo da una “storia comune, viva ancora oggi attraverso significative tradizioni socio-culturali e risorse ambientali che fanno da sfondo positivo al vivere comune e agli interventi sociali“.

Le civiltà che si sono susseguite e la storia della Contea di Modica, infatti, hanno lasciato segni significativi di un abitare capace di umanizzare e impreziosire il territorio, con momenti di grande aperture multiculturali (soprattutto nel secolo XV) e di rilevanza regionale (come l’epoca d’oro della Contea, che nel XVI secolo diventa ‘Regnum in Regno’, con consuetudini che raggiungono lo spessore di un’articolata legislazione). Perfino il successivo indebitamento dei Conti ha avuto risvolti positivi, favorendo lo spezzettamento del latifondo e creando le premesse per piccole proprietà delimitate dai tradizionali ‘muri a secco’ (ancora oggi testimonianza di un paesaggio rurale abitato e ordinato).  E non si può dimenticare l’epoca della ricostruzione, dopo il terremoto del 1693, quando le Città si arricchiscono di splendide chiese, conventi, palazzi, incastonati in strutture urbanistiche armoniche e complesse al tempo stesso (nel caso, soprattutto di Modica e Scicli, tali da essere oggi riconosciute dall’Unesco come ‘patrimonio dell’umanità’ e nell’insieme inserite nel Distretto culturale del Sud-est della Sicilia). Passando all’epoca contemporanea, al lento ma parziale declino della prima metà del Novecento, è subentrata negli ultimi decenni una rifioritura delle Città e del territorio (con Modica sempre più “Città mercato”, Scicli centro di grandi esportazioni grazie alle primizie e alla serricultura, Pozzallo sede di un porto sempre più attivo, Ispica anch’essa crocevia di vivaci attività economiche). Tutte e quattro le Città con le loro borgate sono, inoltre, sempre più meta di un turismo in continua crescita, eppure restano città vivibili. Soprattutto vanno ricordati: l’ethos popolare, ricco di valori che hanno il proprio perno nella famiglia, la grande vivacità culturale (con la presenza di scuole di ogni ordine e grado – compresi corsi di laurea – e di molti centri di aggregazione di tipo ludico, ricreativo, culturale, sportivo), la cultura del vicinato ancora presente nei quartieri dei centri storici e nelle zone rurali. Sono tutti fattori che favoriscono il benessere sociale. In modo particolare va sottolineato il rapporto tra il vicinato e forme innovative di servizio che permette a queste ultime di non diventare un’isola, ma di essere punto di convergenza di una solidarietà corale. Pure nell’economia la ‘tradizione’ del territorio è significativa. La si potrebbe riassumere in tre parole-chiave: laboriosità, sobrietà, gusto. Si è forse più poveri rispetto a territori vicini, ma anche meno a rischio in termini di criminalità e di degenerazioni socio-culturali. Sono tutte componenti in dinamica interazione che rendono ‘diverso’ questo pezzo della Sicilia.

Anche il più pessimista può riconoscere, con Leonardo Sciascia, che “nella Contea è ancora possibile cogliere qualche reliquia della serenità del vivere, toccare a momenti – fuggevolmente, con tenerezza e rimpianto – il gusto della vita” (L. Sciascia, G. Leone, La contea di Modica, Electa edizioni, Milano 1983, p. 16). Non sembra peraltro solo ‘reliquia’, quanto piuttosto consegna preziosa, certo a rischio, ma proprio per questo da accogliere – nel tempo della globalizzazione – con cura e responsabilità. “Si tratta di risorse, potenzialità e vocazioni che permettono alle politiche sociali e sanitarie di usufruire di un tessuto sociale e culturale ancora in grado di arginare esclusione o illegalità e di promuovere appartenenza alla comunità e qualità della vita. Per la Sicilia quanto di positivo è presente in questo territorio può diventare un contributo prezioso per tenere vivi i suoi valori più alti e la sua immagine più vera; mentre investire in esso risorse ed energie permette di prefigurare percorsi significativi di sviluppo, che potranno poi – in uno scambio di reciprocità tra i diversi territori – tornare a beneficio anche di altri”.